domenica 30 dicembre 2018

Heine, fiaba d'inverno

Il mare di ghiaccio, Caspar David Friedrich



Un pino di Heinrich Heine


Un pino sta solitario,
nell’Artide, sulla nuda vetta.
Dorme: in un mantello candido
l’avvolgono ghiaccio e neve.
Dorme, e sogna di una palma,
lontana, in terra d’Oriente,
che sola e tacita piange
sull’arsa parete di pietra.

domenica 16 dicembre 2018

Trakl, canto del mattino

Il cavaliere errante, Oskar Kokoschka 




Lamento di Georg Trakl 


Sonno e morte, le cupe aquile
sussurrano la notte, intorno al mio capo:
che dell’uomo l’aurea immagine
sommerga la gelida onda
dell’eternità? Ai paurosi scogli
schiantasi il coro purpureo.
E lamenta la cupa voce
sopra il mare.
Sorella di tempestosa tristezza
guarda: un impaurito battello affonda
dinnanzi a stelle,
al muto volto della notte.

sabato 8 dicembre 2018

Giuliotti, omo salvatico

Immacolata Concezione, Diego Velázquez




Il Lamento di Maria di Domenico Giuliotti 


Madre Maria va il Venerdì Santo,
va sul Calvario ed abbraccia la Croce;
la bacia e abbraccia con dirotto pianto
e chiama il divin Figlio ad alta voce:
“O figlio mio, gentile e delicato
come il tuo corpo è tutto lacerato!
Due piaghe nelle mani e due nei piedi
ed una più profonda hai nel costato.
Ecco, io Ti chiamo e Tu manco mi senti.
Da cinque fori il sangue t'è sgorgato,
da cinque rosse fontane fluenti...”

mercoledì 28 novembre 2018

Bertolucci, penultimo imperatore

Novecento, Bernardo Bertolucci




Gli anni di Attilio Bertolucci


Le mattine dei nostri anni perduti,
i tavolini nell’ombra soleggiata dell’autunno,
i compagni che andavano e tornavano, i compagni
che non tornarono più, ho pensato ad essi lietamente.

Perché questo giorno di settembre splende
così incantevole nelle vetrine in ore
simili a quelle d’allora, quelle d’allora
scorrono ormai in un pacifico tempo,
la folla è uguale sui marciapiedi dorati,
solo il grigio e il lilla
si mutano in verde e rosso per la moda,
il passo è quello lento e gaio della provincia.

giovedì 15 novembre 2018

Nietzsche, dinamite dionisiaca

Friedrich Nietzsche, Edvard Munch



Fra amici di Friedrich Nietzsche



Bello è tacere insieme,
ancor più bello ridere assieme –
sotto il panno di seta del cielo,
giù nel muschio, chino su un libro,
rider forte e cordiale fra amici
e scoprire il biancore dei denti.

Se io sono riuscito taciamo,
se ho fallito – ridiamoci sopra
e facciamo ancora di peggio,
sempre peggio, ridere e fare,
finché nella fossa scendiamo.

Sì, amici! Così deve andare? –
Amen dunque! E arrivederci!

domenica 23 settembre 2018

Bontempelli, realismo magico

Il giocoliere, Antonio Donghi




Pace di Massimo Bontempelli (Da L'Ubriaco)

Le ore scivolano su un piano liscio
l’aria bruna vi cala su
a malincuore.
Entra il silenzio gelato nella baracca
mi stringe le tempie di strisce di nuvola grigia
ha messo in fuga il sonno nella notte inquieta
Ah un fischio vicino lacera la notte
schianto di metalli sul monte
scoppi scheggiati d’ululi
i pezzi miei rispondere
quattro urli secchi di cagne arrabbiate:
altri dal margine sparano a salve
la baracca sobbalza
in rovescio ringhioso lo sfiora
gli occhi della valle rotolano –
sul tremoto dell’aria in pezzi.
Entra il rumore a salti pazzi
nella baracca
e strappandomi alle tempie le bende spinose
mi ricompone il corpo e l’anima
immersa già tutta nell’oceano fondo del sonno.


domenica 1 luglio 2018

Betocchi, la via meno popolare

Opera di Pietro Parigi



La via più popolare di Carlo Betocchi

O benedetta, benedetta sia
la cristallina,
benedetta mattina:
benedetta la gente
che va che viene,
benedetta la mente che l'avvia,
ciascuno alla sua prova.

domenica 6 maggio 2018

Antonelli, girovago dell'oblio

Il girovago o La serenata, Carcano Filippo



IL MIO PENSIERO di Giovanni Antonelli


Vaga attraverso un caos il pensier mio
senza fren, senza meta e senza posa;
e ovunque sorge l'orma spaventosa
che solca il viver tempestoso e rio.

Ei scende e sale il lubrico pendio,
l'orror bevendo d'ogni umana cosa;
e per la via sì vasta e faticosa
nonché la speme mancagli il desìo.

Sì del calice suggo amari i sorsi,
nella piena travolto degli affanni,
che assidui sento nel mio cor dar morsi.

Che tale è il pensier mio son già lung'anni;
ma se arridesse amor co' bei soccorsi
amar tutti vorrei, sino i tiranni.

(Da "Il libro di un pazzo")